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Apr162010

Un milione di fans per Starbucks in Italia

Un movimento di persone che chiedono a gran voce l’arrivo di Starbucks in Italia sta prendendo forma su Facebook, che ormai assurge a luogo sia d’aggregazione sociale che di moderna agorà di discussione e proposta.

Attualmente la pagina fan conta circa 122.800 fans, una cifra ragguardevole. Non nascondo che avendo a che fare con i comportamenti sociali di Facebook già da molto tempo, mi preoccupa che la trovata possa essere solo un modo per cominciare poi a spammare, ma a quanto pare l’intento è ben altro, sono riuscito a raggiungere Francesco, ideatore dell’iniziativa a cui ho chiesto i perchè dell’esistenza di questa pagina, e lui:

“La questione è semplice non abbiamo in Italia un posto dove rilassarci quando siamo in pausa dal lavoro o dall’universià o comunque dai nostri impegni in città. I nostri bar, parlo dei bar cittadini, sono caotici e puntano su un servizio rapido che non rappresenta una vera e propria pausa. Personalmente ho conosciuto Starbucks a Barcellona e sono rimasto profondamente colpito dal suo funzionamento e dai servizi offerti. Questa è la motivazione che mi ha spinto, un posto accogliente come casa ma vicino ai nostri impegni, una cosa che non esiste da noi, non tanto i prodotti ne quantomeno i prezzi (astonomici…).

La mia idea è presentare a Starbucks (o Autogrill che ne detiene i diritti in Italia) la pagina una volta arrivati al nostro obiettivo di un milione di fan. Insomma è meglio portare un risultato e poi fare richieste. Al momento quindi non ho contattato Starbucks ma ho ascoltato le testimonianze di chi ci ha provato con scarsi risultati.

Il mio intento è iniziare a far diffondere la notizia sulla blogosfera e quando saremo in almeno 500.000 segnalare la pagina ai media tradizionali, sperando di suscitare la loro curiosità.

Per quanto riguarda la pagina acchiappa contatti non è una grande cosa utilizzare proprio questa pagina. Deluderei i fan propinandogli qualcosa di diverso dal tema, e la pagina si basa sui loro inviti.”

Ma nel caso la causa sia nobile, allora mi sento di appoggiarla in pieno, decisamente, amo Starbucks!

L’obiettivo fissato da chi ha promosso la pagina è di arrivare ad un milione di utenti! Ce la faranno?

La pagina è Qui

Articolo preso da technicoblog.com

anakid · 35 visite · 0 commenti
Categorie: Internet
Mar022010

Animali da pelliccia, video choc mostra orrori negli allevamenti
Un video choc per svelare l'orrore degli allevamenti di animali da pelliccia, accompagnato da un nuovo dossier sull'industria della pelliccia realizzato da volontari sotto copertura in Finlandia.

E' la campagna lanciata da Adi (Animal Defenders International) e dal network animalista AgireOra, con lo scopo di chiedere un divieto totale degli allevamenti di animali per la pelliccia in Italia.

Il reportage, intitolato 'Un prodotto insanguinato - il vero costo della pelliccia', mostra animali con ferite aperte e infette, zampe deformate, occhi malati o mancanti, gabbie e altre strutture danneggiate e pericolose, ciotole per l'acqua vuote, sporche, rotte. Il lancio coincide con la Settimana della Moda milanese, spiega Jan Creamer, direttore esecutivo di Adi, perché è necessario 'risvegliare le coscienze' di chi, nell'industria della moda, ha deciso di 'chiudere occhi e cuore alla verità sulla produzione di pellicce'.

Gli stilisti, continua, 'devono prendersi le proprie responsabilità per il modo in cui le pellicce vengono prodotte'. Insomma, aggiunge Marina Berati di AgireOra Network, 'è una responsabilita' di tutti'. Degli stilisti, che 'si mettano una mano sulla coscienza', ma anche dei cittadini stessi. Occorre dunque informare il pubblico, aggiunge, e 'rifiutare questa 'moda' fatta di morte, e non comprare mai nulla con inserti di pelliccia, anche quando sembra finta, perché non lo è quasi mai, sono animali uccisi'. L'allevamento di animali da pelliccia è vietato nel Regno Unito, in Austria e in Croazia.



anakid · 41 visite · 0 commenti
Categorie: Internet, Politica, News
Feb112010

Oggi la Giornata Mondiale contro i tumori.

Uno stile di vita sano, un’alimentazione corretta, attività fisica regolare, niente fumo né alcool. Pochi semplici gesti, ma che possono aiutare a prevenire il cancro.
Si celebra oggi la Giornata Mondiale contro i tumori. In quest’occasione, l’Unione internazionale contro il cancro (Uicc) ha lanciato una campagna informativa volta a mettere in guardia su alcuni comportamenti poco salutari, che aumenterebbero il rischio di contrarre un tumore. “Anche il cancro può essere prevenuto” questo il tema della campagna. Secondo l’Uicc, quattro casi di tumori su dieci potrebbero essere evitati. Vediamo come. Ogni anno, riferisce l’Uicc, sono circa 12 milioni le persone che si ammalano di tumore, e di queste ben 7,6 milioni non sopravvivono. Dati alla mano, se non si interverrà tempestivamente tra 20 anni, nel 2030 gli ammalati potrebbero arrivare alla spaventosa cifra di 26 milioni. Una carneficina inutile, visto che secondo l’Uicc il 40% di questa casi è prevenibile. Il Presidente dell’Uicc, David Hill, richiama l’attenzione sulle infezioni che possono favorire l’insorgenza di un tumore. E suggerisce come intervenire: “il cancro non è contagioso, ma alcuni tipi di tumore possono essere causati da infezioni croniche, virali o batteriche. Per proteggersi è sufficiente ricorrere alla vaccinazione, all’assunzione di antibiotici”. Ma cominciamo dal quotidiano. L’alimentazione. Vi è una forte connessione tra alimentazione, obesità e tumori. I chili di troppo e il quindi il grasso in eccesso rilascia delle sostanze che stimolano la replicazione delle cellule. Ben venga la dieta mediterranea, ricca di fibre, frutta e verdura. L’attività fisica. Gli esperti consigliano almeno 30 minuti di attività fisica al giorno. Basta anche una semplice passeggiata, o anche fare le scale invece di prendere l’ascensore. Ciò riduce circa del 25 per cento il rischio di contrarre un tumore al seno o al colon-retto. Il fumo e l’alcool. Responsabile dell’80-90% dei tumori al polmone, ma anche di quelli di bocca, esofago, laringe, corde vocali, vescica, pancreas, rene, stomaco e sangue, il fumo provoca un terzo delle morti a causa del cancro, oltre ad altre malattie coronariche e cardiache. “Dire addio alle sigarette è un imperativo da non rinviare” ribadiscono gli esperti. Anche l’alcool, se in dosi eccessive, può costituire un fattore di rischio. Il sole. E infine il sole, amico e nemico dell’uomo. Attenzione all’esposizione ai raggi solari, soprattutto nel periodo estivo e per chi ha una carnagione molto chiara.

Francesca Mancuso

da wellme.it

anakid · 57 visite · 1 commento
Categorie: News
Feb052010

In Italia il lavoro non nobilita l’uomo......... lo uccide.
Il drammatico e clamoroso caso degli operai arsi nel rogo dello stabilimento torinese della ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007 fino ai vari casi di morte bianca che accadono ogni giorno nel nostro "Bel" Paese , ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica su un fenomeno tutt'altro che nuovo, ma spesso ignorato dai grandi mezzi di comunicazione: le morti sul lavoro.
Quasi ogni anno più di mille persone perdono la vita durante lo svolgimento dell'attività lavorativa. Senza contare coloro che rimangono invalidi più o meno gravemente a seguito di infortuni sul lavoro. Nel 2006 le morti accertate, imputabili al lavoro, sono state 1280, nel 2007 e nel 2008 circa 1000. Le cose, tuttavia, non andavano meglio nei decenni scorsi. Per esempio, i dati INAIL riferiti al 1989 documentano 3542 decessi in Italia dovuti a infortuni occorsi durante l'espletamento dell'attività lavorativa.
Il lavoro, su cui si fonda lo Stato italiano secondo la Costituzione repubblicana, anziché fattore di benessere, di sviluppo e di autorealizzazione, può rivelarsi dunque causa di sofferenze indicibili per i lavoratori e le loro famiglie.
Spesso, infatti, al danno succede la beffa. Le imprese sfuggono alle loro responsabilità, cercando di camuffare la realtà dei fatti e il risarcimento dei danni risulta nella maggioranza dei casi incerto, ritardato e insufficiente.
Il fenomeno delle cosiddette "morti bianche" risulta essere così inquietante da turbare la nostra coscienza di cittadini. Rappresenta la spia drammaticamente accesa di un malessere diffuso dell'intera società, un'ingiustizia che pochi di noi sono disposti a tollerare.
Ci mostra come dietro il trionfo mondiale del capitalismo, col suo ostentato sfoggio di merci e di sofisticate tecnologie, si celino contraddizioni insostenibili, cui si deve porre rimedio. La globalizzazione dei mercati, che sembrava poter garantire una ricchezza diffusa, ha  prodotto invece impietose disparità e si macchia ogni giorno del sangue degli ultimi, di coloro che stanno alla base del processo sociale e produttivo. Oggi, dopo che la cronaca è tornata a puntare i propri riflettori sugli incidenti nei cantieri e nelle fabbriche, abbiamo acquisito coscienza che non soltanto i lavoratori possono essere estromessi con facilità dalle aziende, in seguito alle ristrutturazioni, ma possono essere letteralmente immolati sull'altare della produzione e dei costi da ottimizzare e contenere.
Forse viviamo davvero nell'epoca dell' "impresa irresponsabile" . Un modello di impresa totalmente concentrata sulla massimizzazione del profitto a breve termine e sul suo valore di mercato in borsa mentre, nello stesso tempo, è completamente indifferente alle ripercussioni sociali prodotte dalle proprie decisioni e alla qualità della vita dei cittadini. Se l'analisi sull’impresa moderna  è esatta , è allora comprensibile come la sicurezza nei luoghi di lavoro non venga percepita dai vertici aziendali come un dovere, ma come una voce negativa sul bilancio.
Qualche anno fa uno slogan fortunato reclamava "meno stato, più mercato". Oggi sono in molti a dubitare della verità di questa asserzione. A mio avviso è arrivato il momento che lo stato assuma nell'economia il ruolo legittimo di arbitro, si assuma cioè la responsabilità di fissare le regole e di farle rispettare. Far rispettare le regole, in ogni ambito della vita economica, contribuirà a cambiare il clima morale della nostra società. Urge riportare al centro il valore della dignità umana, in tutti i campi da quello lavorativo a quello sociale.

anakid · 62 visite · 3 commenti
Categorie: Politica
Feb042010

Decoder digitale Terrestre ... ti odio sempre più
Carissimi ragazzi ,
la mia prima riflessione è su quell’aggeggio infernale di nuovissima invenzione chiamato Digitale Terrestre.  Io ne ho comprato uno (un Sagem  ,detto la bestia)  e mi sta facendo uscire davvero matto . I primi problemi ravvisati sono quelle fastidiosissime interruzioni di segnale che ti fanno perdere ogni volta 30/40 secondi di spettacolo ogni 3 minuti. Altra cosa davvero noiosa è senza dubbio il dover resettare (io lo faccio alla vecchia maniera staccando e riattaccando la spina) il decoder quando l’immagine diventa statica ( per capirci quando l’immagine è fissa e anche se prendete a martellate il telecomando il decoder non cambia canale), costringendomi ogni qual volta che sono a letto ad alzarmi ( e d’inverno è davvero dura) e fare l’eutanasia tecnologica  a quel maledetto coso di colore bianco e mangia polvere (definizione preferita di mia madre). Non si poteva restare a quella bella e vecchia televisione di una volta dove se eri fortunato prendevi bene 6 canali (da rai1 a italia1) e se avevi proprio culo riuscivi a vedere di sguincio La7 (o Telemontecarlo). Ora  vedo tutto  ( Teleminchia , Orgia che ti passa , un minchione è per sempre) ma male anzi malissimo , cambiando continuamente telecomando , perdendosi ogni volta metà spettacolo per problemi di ricezione o di impallamento totale del decode e tutto questo solo per liberalizzare un mondo già sovrappopolato come quello della tv? Concludo questo breve sfogo citando la mitica Luciana Litizzetto : “ il digitale terrestre è quella roba che, pagando, ti consente di vedere male la televisione che prima vedevi bene, gratis.

(nella foto la Bestia o Decoder Digitale Terrestre)

anakid · 49 visite · 0 commenti
Categorie: Tecnologia

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